Sillabai lentamente, con frustrante armonia: -Lasciami -
Ancora una volta… - Ti prego lasciami -
Rivolto con il viso sulla parte fredda del cuscino quasi pregai.
Anestetizzai i miei dolori con un monologo recitato ai miei fantasmi.
Bevvi e declamai: - Vorrei dormire senza il tanfo dei tuoi pensieri -
E li appellai, gretti, inetti e costellati di rancore.
Lanciai il bicchiere vuoto contro il muro bianco che incassò la mia rabbia.
Ancora una volta inveii, sputando quel nome tra parole nascoste.
Righe di paura si riempivano di frasi con il sapore di sangue ed alcool.
Della cagna sentivo il tanfo. Il suo sordo guaito che deturpava la quiete.
Indelicato il suo muoversi, affannosamente scavava il terreno in cerca…
Vigliacca…gridavo – Vigliacca!! – Non avrai le mie ossa sepolte con cura.
Annusava con il suo naso umido sporcando, insozzando. Invano.
Troppo cieco il suo sguardo, senza lenti d’ingrandimento.
Troppo tenue il suo olfatto per fiutare l’odore della vera emozione.
Esausta, scivolò. – Alzati Cagna – Pianse ma non si lavò. – Vattene Cagna –
Niente. Divenne il nulla, costellato dai tanti nulla, privi d’amore.
Esausta, s’addormentò. – Svegliati Cagna –Tornò nell’incubo da dove venne.
Della sua presenza nemmeno l’ombra.
Amore... chiamai a bassa voce - Amore -
Quando arrivò l’alba il sonno accarezzò i miei occhi e lei i miei capelli.
Un piccolo lampo di luce attraversò la stanza buia.
Intanto il mondo continuò a girare, un mondo di Cagne… ma Io vivo.
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